Ricordo ancora il mio primo giorno da Amministratore Condominiale.
Felice, davanti ad una scrivania, segnavo su un foglio le cose da fare; ero carico, motivato, pieno di buone intenzioni e di obiettivi da raggiungere.
Pensavo di sapere cosa dovessi fare per essere il miglior Amministratore e fremevo dalla voglia di trasformare la teoria in pratica, “sentivo” cosa importava davvero ai condomini ed ero intenzionato a soddisfare le loro aspettative.

Così mi focalizzai totalmente nel far bene la contabilità e nel rispondere tempestivamente ai condomini per risolvere loro i problemi, spesso non solo condominiali; è nella mia natura aiutare il prossimo, quindi agivo come una sorta di “psicologo condominiale”, ascoltando la voce dei miei “pargoli”.

Quel giorno, e nei giorni successivi, sentivo scorrere in me una vena creativa pulsante, fremente febbrile.

Ero costantemente focalizzato nel creare report più comprensibili, lettere meglio impostate, bilanci sempre più intellegibili, insomma volevo migliorare sempre più e offrire un servizio migliore.

Poi, piano piano, il lavoro puramente operativo, che oggi definisco “schiacciare i bottoni”, mi fece alienare gradualmente, mese dopo mese, anno dopo anno, fino ad arrivare all’esaurimento psicofisico.

E no, non sto scherzando, arrivai ad un crollo psicofisico, nel vero senso del termine.

Le mansioni pratiche scaricarono completamente la mia energia e mi tolsero ogni stimolo lavorativo; tutto ciò cominciò a produrre un fastidio interiore che sfociò ben presto in un atteggiamento negativo e reattivo. Alternavo l’essere aggressivo con la totale apatia e mi lamentavo sempre, anche per il più piccolo dei fastidi.

Ben presto, la visione da “pargoli” dei miei condomini fu sostituita da quella di nemici. I condomini erano i miei nemici. D’altronde, pensavo fossero loro ad avermi causato tutto quel disagio; loro ad avermi trasformato in una persona peggiore.

Dopo mesi passati a portare a casa il malcontento, ben presto anche la mia vita privata subì il contraccolpo e fu solo la mia innata resilienza a farmi resistere senza mandare tutto all’aria.

Un giorno come tanti altri, dominato da una profonda pesantezza al petto, decisi di fermarmi.

STOP! La frenata fu immediata.

Un enorme peso, giorno dopo giorno, continuava a schiacciarmi e non volli più permanere in quello stato di sofferenza; decisi, quindi, di prendere un momento solo per me, per ricentrarmi e per comprendere ciò che stava accadendo.

Lo sai bene anche tu che quando hai mille pensieri, preoccupazioni e impegni la testa non riesce più ad accogliere altro.

Avevo bisogno di capire davvero cosa stesse succedendo. Ho iniziato a fare corsi di formazione personale e, come conseguenza, ripresi ad ascoltarmi, a riconoscere le mie responsabilità e a consapevolizzare la mia capacità causativa.

Tutto ciò mi ha portato a trovare la mia strada, quella strada che prima costituì il presupposto che mi aveva spinto a svolgere la professione di Amministratore di condomino, ossia aiutare il prossimo.

Ho compreso che lo “schiacciare i bottoni” è una parte inevitabile del lavoro da Amministratore, ma che sarebbe bastato ottimizzare il tutto per tornare a sorridere; ho anche compreso che i condomini non sono dei fedeli pargoli da ascoltare o nemici da combattere, sono semplicemente dei Clienti.

E, dal 2004, ho deciso di dedicarmi solamente a questo, ossia aiutare l’Amministratore di condominio a crescere sostenendolo quando si trova in difficoltà e aiutarlo a trovare soluzioni personalizzate nel fare una professione che può essere tanto distruttiva quanto soddisfacente. Dipende solo da come tu la vuoi fare.

Anche perché ho provato sulla mia pelle cosa voglia dire sentirsi in ansia, cosa sia la paura della perdita del condominio, il tornare a casa con una ventiquattrore colma di problemi; ma anche la soddisfazione e la gratificazione condensata in un “meno male che c’è lei” subito dopo aver risolto una bega importante.

“Il tempo passa e l’Amministratore si scassa” perché, in qualsiasi lavoro, è inevitabile che con il passare del tempo si avvertano gli inevitabili contraccolpi derivanti dal proprio lavoro; bastano un po’ di voglia di miglioramento e le giuste istruzioni, per assorbire gli urti trovando, nel contempo, soddisfazioni e gratificazioni.

E tu, lavorativamente parlando, quanto ti senti “scassato” da 1 a 10? Qual è il compito che ti sta piano piano “usurando”?

Sentiti libero di lasciarmi un commento qui sotto, lo leggerò e ti risponderò 😉

 

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  1. Mariangela Ciciriello scrive:

    Mario Tura De Marco il miglior professional coach che esiste…perché non è solo un coach… attività che svolgeva prima ancora di intraprenderla….Lui è molto di più di quel che cerchi..una fonte inesauribile.

    • Mario Tura De Marco

      Cara Mariangela che dire?
      Infinite grazie per aver compreso sia il mio scopo, che è aiutare gli amministratori di condominio nell’ottenere risultati tangibili in ambito professionale e personale, che l’energia inesauribile che uso per raggiungere questo scopo.
      Mi definisco “portatore sano di felicità” e mi impegno ogni giorno per onorare l’enorme privilegio che mi è stato donato: la vita!!!
      Tornando a noi …. Vogliamo far lievitare il fatturato??? 😉

  2. Ciao Mario,
    hai davvero ragione, tutto quello che scrivi è da ratificare in pieno. A volte il rischio di farsi “fagocitare” dal sistema o dalle meccaniche (compresi i profili psicologici e gli inquadramenti mentali di chi lavora con noi) è molto alto, spesso è il primo problema da cui non farsi schiacciare. Personalmente spesso mi trovo confrontandomi/scontradomi con i colleghi di studio, a pensare alla moltitudine di cosigli operativi e di “dritte” che hai dato nei corsi che ho seguito con te come relatore. Tocco però, purtroppo, con mano quasi ogni giorno, che molte volte il retaggio del “basta meno” sopravvive (inspiegabilmente).. ma oggi non basta più meno..
    Chi come me ha iniziato questo lavoro oggi, ha preso tutto il pacchetto delle condizioni, accettando di farlo come il mercato richiede “oggi” e non come dici tu “aspettando che il Cliente varchi la soglia dell’ufficio chiedendo il fatidico preventivo”.. (perdona la citazione ma ha reso l’idea in modo perfetto).
    Perdona lo sfogo!
    Marco

    • Mario Tura De Marco

      Tranquillo Marco, lo sfogo ci sta.
      Fai, però, attenzione che non diventi il surrogato di cui ti nutrirai per evitare di mettere in discussione ciò che va rivisitato, sia in ambito lavorativo che personale.
      Lo sfogo, per l’appunto, rischia di appagarti momentaneamente e toglierti l’energia che ci vuole per AGIRE dopo aver COMPRESO e ACCETTATO che le cose, così come stanno, non ti rendono felice, appagato e stimolato.
      Il tempo passa e l’amministratore SI scassa può diventare, se lo vuoi veramente, IL TEMPO PASSA E L’AMMINISTRATORE SCASSA, ossia, come dicono i ragazzini, “Spacca di brutto”.
      Quando VUOI fare la differenza, quando VUOI esprimere tutto il potenziale che hai, e credimi che pochissimi sono in grado di capire realmente quanto potenti si può diventare, quando VUOI che il tuo tempo e il tuo valore vengano remunerati adeguatamente (non parlo solo di soldi), DEVI soltanto fare una cosa: AGIRE senza aver bisogno dei consensi di tutti quelli che ti circondano.
      Non lasciare che la mancanza di voglia di miglioramento di alcuni possa limitare la tua grandezza.
      Spero di poterti incontrare all’evento del 30 e 31 ottobre (tra non molto news a tal proposito).
      Valori, obiettivi, strategia, piano d’azione, azione e coraggio … Hai tutto quello che ti serve!
      Alza il culo dalla sedia e prenditi ciò che vuoi !!!

  3. Ciao Mario, leggendo questo articolo hai centrato in pieno il mio stato d’animo e fisico di adesso!!! …e immagino di non essere l’unico! è rincuorante e di Vero sostegno quello che scrivi.. quindi solo per questo sento di doverti ringraziare! sto seguendo con fiducia il tuo percorso per l’amministratore evoluto…. riesci a dare una piccola speranza che sia possibile ritrovare il ritmo e la positività giusta per fare questo lavoro…. ma nello stesso tempo sento (per quanto mi riguarda)… che la strada è ancora mooolto.. ma molto lunga…..

    • Mario Tura De Marco

      Caro Gaetano NON importa quanto sarà lunga e faticosa la strada se otterrai il meritato successo.
      Se pensi alla “strada della vita” non vorresti che fosse lunghissima?
      Pensi che uno scalatore si accontenterebbe di conquistare una vetta a 1.000 metri? O ambirebbe agli 8.000?
      Vedi Gaetano, ciò che più conta è il viaggio e non la meta e il segreto sta nel creare i presupposti per viaggiare bene andando nella direzione scelta.
      Quando ci facciamo distrarre e infinocchiare dalle “sirene” (condominio dal costruttore, il condominio di troppo, i consiglieri pressanti, la disponibilità H24, il condomino fuori di testa a cui regali il tuo tempo nel tentativo di farlo ragionare, ecc…) allora perdiamo di vista obiettivi e buoni propositi e affondiamo lentamente quasi senza accorgercene. Bisogna APRIRE GLI OCCHI ADESSO e fare le scelte necessarie.
      So che non è facile. Ci sono passato anche io tanti anni or sono; pensavo di cambiare il mondo e non mi rendevo conto che il mondo stava cambiando me.
      Con un “gruppo di pari” che sono certo si creerà spontaneamente nel percorso Amministratore Evoluto™, condividendo, stimolandosi a vicenda e lavorando sodo, ognuno riuscirà a cambiare il proprio mondo, ossia sé stessi ed il modo di vedere le cose ed affrontare il lavoro.
      Più che migliorare la TUA VITA, che cosa altro ti serve?
      Solo lavorando su te stesso, eliminando le credenze limitanti (ognuno ha le proprie) e mettendoti seriamente in gioco, potrai veramente fare la differenza per te stesso e per le persone importanti della tua vita.
      I soldi? Arriveranno assieme alle gratificazioni, visto che entrambi sono una conseguenza della grandezza che vorrai portare nella tua vita.
      Ti sembro troppo ZEN? Tra non molto pubblicherò le referenze VERE di Clienti che hanno deciso di fare ciò che ho proposto loro e …… 😉
      Buon weekend Gaetano.

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